05/02/12

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Giornata della memoria



Nell’ambito delle iniziative promosse per la Giornata della Memoria sabato 26 gennaio (ore 10.00 – ingresso gratuito) verranno proiettati al Cinema Massimo dell’Aquila due documentari: Onna ’44 - cortometraggio prodotto dall’Accademia dell’Immagine e tratto dal volume “Indagini su un massacro. La strage nazista di Onna” (di Aldo Scimia e Giustino Parisse) – e Volevo solo vivere un documentario sulla Shoah firmato da Mimmo Calopresti.
L’iniziativa promossa dall’Accademia dell’Immagine e dall’Istituto Cinematografico dell’Aquila è rivolta agli Istituti Scolastici cittadini che hanno aderito.
Trecento saranno gli studenti presenti in sala per l’I.T.A.S. (prof.ssa Rita Franceschini), l’I.P.I.A.S (prof.ssa Patrizia Tontoranelli), il Liceo Pedagogico (prof.ssa Elisabetta di Stefano e prof.ssa Annalucia Bonanni) e la Scuola media “Giuseppe Mazzini” (prof. Damiano Lupo).
I due lavori con approcci differenti vogliono ricordare i tragici eventi accaduti durante il secondo conflitto mondiale.
Onna ’44
, realizzato dagli studenti del III anno (a.a.06/07) dell’Accademia dell’Immagine, con la supervisione del docente di Tecniche di Ripresa, Franco Lazzaretti e del fonico Gianluca Costamagna, è il racconto dell’anziano Ennio che torna ad Onna dopo tanti anni. Il percorrere i luoghi della sua infanzia lo porta a rivivere un evento che ha segnato per sempre la sua vita: l'eccidio dell'11 giugno del 1944. I ricordi di Ennio-anziano ci mostrano la sua storia, la sua personale visione dei fatti accaduti. La parte di ricostruzione (fiction) è integrata da materiale di repertorio documenti che mostra la situazione politico-sociale dell'epoca.

Volevo solo vivere, in 75 minuti Calopresti sintetizza nove testimonianze di italiani sopravvissuti ai lager nazisti, nove racconti che illuminano una vicenda sulla quale, secondo lo stesso regista, sappiamo ancora troppo poco.
“Mimmo Calopresti comincia ad ascoltare via via i nove, ciascuno con esperienze personali diverse, tutti però secondo gli stessi passaggi obbligati. Prima, cioè le retate, poi la deportazione su vagoni blindati, quindi, di seguito la separazione dalle famiglie, l’arrivo ad Auschwitz, la disumanità totale della pseudo vita al suo interno. Fino al quasi miracoloso arrivo dei militari alleati, con l’inattesa e non più sperata liberazione”.
di Gian Luigi Rondi, “Il Tempo” - 27 gennaio 2006




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Data ultimo aggiornamento: 05 febbraio 2008